Lo Zero Day è la denominazione data al giorno in cui, in base alle previsioni, la vita sulla terra sarebbe stata spazzata via dalla Piaga di Faro.[1] In realtà, non tutta la vita scomparve oltre lo Zero Day, poiché un numero ristretto di persone visse il resto delle loro vite naturali in habitat ermeticamente chiusi, al sicuro dalle macchine ostili e dall'ambiente inospitale.
Sfondo
Verso la fine del 2064, un'unità di robot Chariot denominato lo sciame di Hartz-Timor smise di rispondere ai comandi e divenne un'entità indipendente. Sfruttando la loro capacità di replicare e convertire la materia organica in combustibile e protetti da eventuali tentativi di hackeraggio grazie ad un sistema di sicurezza praticamente inaccessibile, i robot si moltiplicarono e invasero rapidamente il pianeta, consumando la biosfera fino a quando non fu completamente distrutta, sterminando tutta la vita e lasciando il pianeta una sfera sterile.
Il nome Zero Day è stata utilizzato dal generale Aaron Herres, presidente dello Stato maggiore delle forze congiunte degli Stati Uniti, nella sua presentazione ai potenziali candidati per Zero Dawn, un piano top-secret per creare un sistema di terraformazione automatizzato che prima avrebbe decriptato i codici di disattivazione dei robot di Faro, poi li avrebbe trasmessi per spegnere lo sciame e infine ripristinato la vita sul pianeta. I candidati che accettarono di partecipare al progetto potevano vivere il resto della loro vita naturale in un habitat ermeticamente sigillato chiamato Elysium. Tuttavia, eventi imprevisti hanno portato i responsabili di ogni sezione del progetto, denominati come Alfa, a rimanere sigillati nella struttura in cui era stato installato il sistema, GAIA PRIME poiché dovevano continuare a lavorare sul progetto oltre la data in cui le loro famiglie e i loro cari venivano spostati in Elysium. [2] Quindi, questi e altri umani in altri bunker continuarono a vivere oltre lo Zero Day, come gli ultimi organismi viventi sul pianeta. Le loro morti hanno segnato di fatto la fine della vita sulla terra, almeno per altri 200 anni.
References
Note
- ↑ [1]1 La Brutta Notizia
- ↑ 2 Diario di Sobeck, 15/01/66